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Domenica delle Palme


Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

- Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

- Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

- Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

- Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

- Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

- Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza
E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

- Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
“Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”.
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

- Cominciò a sentire paura e angoscia
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

- Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

- Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano.

- Non conosco quest’uomo di cui parlate
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

- Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

- Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

- Condussero Gesù al luogo del Gòlgota
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

- Con lui crocifissero anche due ladroni
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

- Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

- Gesù, dando un forte grido, spirò
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

- Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.

Parola del Signore.

 

 

Dio si fa vicino a noi

 

Stiamo entrando nella Settimana Santa, dopo il lungo periodo della Quaresima, che nella mente di Dio e della Chiesa era un accostarsi al grande Mistero della Resurrezione, risorgendo anche noi con la conversione, la penitenza, l’ascolto della Parola e la carità dal digiuno.
La Settimana Santa non può essere ridotta a un ricordare eventi, grande manifestazione di quanto Dio ci ama concretamente, solo con una partecipazione rituale, ma occorre farsi immergere in questi Misteri, che hanno inizio oggi con la domenica delle Palme e culmineranno con la Pasqua, ‘il nuovo giorno del Signore, che non avrà più terminé.
Ascoltiamo quello che Paolo VI in questa occasione, nel 1966, diceva ai fedeli:
“Siamo nella Settimana Santa, quella che nella tradizione della Chiesa è stata chiamata ‘la GRANDE SETTIMANA’. Citeremo una bella pagina di San Giovanni Crisostomo (verso la fine del IV sec.). ‘Eccoci finalmente giunti alla fine della santa Quaresima…per grazia di Dio siamo arrivati a questa grande settimana… Perché la chiamiamo grande? Perché in essa si sono verificati per noi alcuni beni grandi e ineffabili. In essa infatti si è conclusa la grande guerra, estinta la morte, cancellata la maledizione, soppressa la schiavitù del demonio. Dio si è riconciliato con gli uomini, il Cielo si è fatto penetrabile, gli uomini con gli angeli si sono uniti, le cose che erano distanti si sono congiunte, rimossa la barriera, il Dio della pace ha reso pacifica ogni cosa sia in cielo che in terra’.
E’ cioè questa Settimana, in cui la Chiesa ravviva la memoria che rende operante il Mistero della nostra Redenzione, cioè della nostra elezione alla vita cristiana e della nostra salvezza. Voi tutti troverete naturale che noi profittiamo di questo incontro per esortarvi ad attribuire a questa Settimana l’importanza che le è propria e a considerarla centrale e decisiva per il corso spirituale di tutta l’annata.
Questo comporta un dovere, conferisce un diritto: quello di partecipare, in qualche forma e misura alle celebrazioni della Settimana Santa. Questa non è semplicemente un momento dell’anno liturgico, ma è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno liturgico, perché tutte si riconducono e si riferiscono al momento pasquale”.
Ora tocca a ciascuno di noi entrare in questo spirito, anzi immergersi non come spettatori, ma come attori….per la nostra Pasqua!
DOMENICA DELLE PALME
Ci volle un gran coraggio da parte di Gesù per entrare in Gerusalemme quel giorno, che ora chiamiamo ‘delle palme’. Sapeva molto bene e Lo avevano avvertito gli stessi Apostoli, che ormai ‘il vaso dell’odio, della volontà di togliere di mezzo Uno che disturbava o addirittura, secondo i farisei, metteva in discussione la religione dei Padri, traboccava’.
Gli Apostoli avevano la sensazione che questa volta sarebbe successo qualcosa di tragico, ma non prevedevano la morte di Gesù, tanto meno la tragedia della passione e crocifissione. L’aveva detto, sì, tante volte, Gesù, senza mai essere capito: un giorno ‘sarebbe salito a Gerusalemme e lì gli scribi e i farisei - ossia i custodi della legge di Dio, custodi che Gesù non aveva esitato a definire, per la loro falsità, ‘ipocriti’, ‘razza di vipere’, ‘sepolcri imbiancati’ - Lo avrebbero fatto arrestare, flagellare e condannare a morte. E’ necessario - aveva sottolineato Gesù - ma poi il terzo giorno risorgerò’.
Era la via obbligata, perché la sola per restituire gli uomini, noi, all’amore del Padre, senza il quale la vita non ha senso. Gesù dirà, nell’agonia del Getsemani: ‘Se è possibile, Padre, allontana da me questo calice, ma si compia in me la Tua Volontà’. E’ la meravigliosa via della donazione completa e, anche se pare un paradosso, diviene la gioia di chi ama.
Ma la mattina della domenica ‘delle palme’, pare che Gesù voglia colorare di speranza, di voglia di pace, le strade di Gerusalemme. Cavalca un puledro. Ed è commovente fino alle lacrime vedere il nastro Dio, fattosi uno di noi, vicino a noi, come uno di noi, passare tra di noi su quell’asinello, come a suscitare gioia, anziché imporre timore per il prestigio. Ha la debolezza del bambino. Eppure nei pochi anni di presenza tra gli uomini, quella ‘debolezza’ aveva spesso ceduto il passo a grandi segni di ‘fortezza’. Una forza che era il segno della Verità e dell’Amore, che non necessitano di esteriorità. Marco, l’evangelista, racconta quella domenica:
“Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Betfage e Betania, presso il Monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse: Andate nel villaggio, che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale mai nessuno è salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo? rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito. Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada e lo sciolsero. E alcuni dei presenti però dissero loro: Perché fate questo? Risposero: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito e li lasciarono fare. Essi condussero l’asinello da Gesù e vi gettarono sopra i loro mantelli ed Egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada ed altri delle fronde che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi e venivano dietro, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli! (Mc 11, 1-10).
Queste invocazioni di grande festa, sono nello stesso tempo una proclamazione di fede, come si dicesse: Credo e faccio festa perché Tu sei davvero il Messia mandato dal Padre. Credo e faccia festa perché in Te e con Te è venuto tra di noi il regno del Padre. Osanna!.
C’è in queste parole tutta la speranza di quanti ponevano la loro fede in Cristo, Figlio di Dio, nato da Maria. Gerusalemme era piena di contraddizioni, come sono del resto le nostre città oggi. Conosceva egoismi, odi, violenza, sopraffazioni, ipocrisia, emarginazione, ecc.
Almeno in apparenza, sembra non ci fosse posto - o non c’è posto oggi -per la bontà. Non c’era posto - forse non c’è posto oggi - per la speranza.
Ma quel mattino delle palme, Gesù fendeva come una lama questa coltre di disperazione e di morte dell’uomo e tracciava una scia di grande speranza, di certezze, di vittoria: la vittoria dell’amore, che sarebbe diventata la novità e la certezza dell’umanità.
Commuove allora contemplare il viaggio di Gesù su un asinello, in mezzo ad una folla in tripudio: un tripudio che era come un cantare vittoria all’Amore, che sceglie di cavalcare un asinello, di mettersi un grembiule per servire, di salire sulla croce per dare vita, di farsi Pane del Cielo nell’Eucarestia, perché, chi di noi lo vuole, possa condividere morte e resurrezione, dolore e felicità, umanità e divinità.
Non so cosa è passato nel cuore di Gesù in quel viaggio.
Forse il suo sguardo si è fermato su quanti fra pochissimi giorni lo avrebbero strattonato, picchiato; deriso nella passione. Lui era abituato e lo è anche oggi a leggere nei cuore dell’uomo, che incontra. Forse lo sguardo si posava sui suoi discepoli che quel mattino partecipavano orgogliosi alla festa; sentendola un poco anche loro. In fondo si sentivano ‘Suoi’, senza neppure immaginare che a distanza di pochi giorni, per paura di essere coinvolti o per la caratteristica debolezza della natura umana, sarebbero fuggiti, come di fronte ad un pericolo, lasciandolo solo. Forse i suoi occhi correvano lontano, al Calvario, dove il suo amore si sarebbe consumato come una torcia che vuole illuminare e ridare vita per sempre.
O forse guardava a me, a voi, che oggi agitiamo le palme e non abbiamo forse ancora deciso se metterci nella fiduciosa speranza dei veri amanti che cantano: ‘Tu sei la mia vita, altro io non ho’, ponendo ai suoi piedi ciò che siamo, con la bontà, ma a volte anche con le nostre ripetute manchevolezze. Forse non abbiamo questo coraggio, perché Gesù non è ancora diventato ‘il tutto’, come - almeno in apparenza - era quella folla che gridava: ‘Osanna!’.
Di conseguenza ce ne stiamo distanti, chiusi alla speranza e alla gioia, nella disperata certezza che nulla ci possa salvare.
Ci guidi in questi giorni la meditazione di quanto scrisse Paolo ai Filippesi: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio. ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltalo e gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nomee, perché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli sulla terra e sotto terra. e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre” (Fil 2,6-11).

 

ORA TOCCA A NOI, IN QUESTA SETTIMANA SANTA, VIVERE QUESTI DIVINI MOMENTI DI AMORE DI DIO.
E’ INCREDIBILE SENTIRSI AMATI TANTO. NON PARTECIPARE CON FEDE E’ DAVVERO PREFERIRE IL BUOIO DEL CUORE ALLA LUCE DELL’ANIMA.
BUONA SETTIMANA SANTA.

 

Mons. Antonio Riboldi